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DISERTATE

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I SOGNI RUBATI

  Secondo molti c’è in atto una grande manovra di “distrazione di massa” da parte di questo governo di destra e dei suoi fedeli e rozzi pennivendoli. Insomma cercano di convincerci che questi figuri, in vero alquanto impresentabili, parlano di tutto al fine di nascondere la loro incapacità ad agire sui temi fondamentali che ammorbano oggi la società. E quali sono questi temi così importanti? Che discorsi! L’economia, l’inflazione, il lavoro… insomma la pagnotta. Come se tutti noi facessimo parte del popolo-bue che non chiede altro che pane o, al limite, le brioches. Chi è che cerca di convincerci di questa evidente falsità? Ma come? È la cosiddetta sinistra da passeggio e i suoi neofiti epigoni improvvisati che, ormai orbati, oltre ad averci scippato i sogni da decenni, s’arrampicano sugli specchi sperticandosi nell’elogio delle magnifiche sorti e progressive del PNRR, del reddito di cittadinanza, dei diritti individuali o, peggio ancora, del superbonus per le ville dei ricconi. E, sia

VIAGGIO ALLE ORIGINI DELLA DISUGUAGLIANZA

  Come promesso continua la collaborazione con SILDENEPRO, l’artista ribelle. Con questo “articolo” inizia una riflessione fantasmatica sulle origini della diseguaglianza, Be beee boo boop a Lula...   VIAGGIO ALLE ORIGINI DELLA DISUGUAGLIANZA                     dedicato al vecchio Jean-Jacques Rousseau, dal suo giovane amico imberbe Sildenepparepar   Emmanuel Carrère, ha fatto un bel film... Juliette Binoche, la scritttrice Marianne che scrive un libro sulle donne di pulizia, fingendo di esserlo e condividendone l'esperienza, quando un amico involontariamente sul traghetto dov'è rimasta intrappolata con due amiche, rivela la sua intenzione di scrivere questo libro, smascherandola all'amica... beh! torniamo indietro... i primi dieci minuti, volevo uscire: come sopportare il disgusto? la violenza la brutalità dello sfruttamento della precarietà... infatti, un mio amico ha detto: cazzo! altro che terrorismo islamico... questi funzionari del nuovo miserabile status q

UN INCUBO

Da lontano… vedo un Vecchio! S’avvicinava. In principio non riuscivo a vedere bene. C’era nebbia. Vedevo solo una figura appena accennata che arrancava faticosamente. Poi, mano a mano, l’ho vista meglio. Chi era? Davanti a me quella figura si precisava. Era alta, con una tunica che gli arrivava fino ai piedi. Scalzi. Una volta quella tunica, mi son detto, doveva essere stata bianca ma ora era tutta impiastricciata di sangue e d’olio di motore. Il Vecchio sembrava più alto del normale anche se piegato malamente dal peso degli anni che si portava addosso. Camminava con passi trascinati e incerti. Sembrava uno scheletro. Con la pelle che, a brandelli, si staccava dalle ossa. A quel Vecchio gli è rimasto poco tempo da campare, subito ho pensato. L’ho guardato meglio. Portava capelli lunghi e bianchi che gli arrivavano sulle spalle ma sfilacciati e lerci come una latrina. E sicuramente erano pieni di pidocchi! Il suo volto metteva paura. Le occhiaie gli calavano sulle guance. Il naso era sc

QUEL RITIRARSI DELLE PAROLE

  Riportiamo un articolo di LUCIANA CASTELLINA pubblicato su Il Manifesto   I nostri padri hanno parlato e straparlato. Allora si fumava, tutti e ovunque, e intanto si discuteva, ci si scontrava, si litigava; e però si inventava anche un mondo diverso. Perché ciascuno aveva un'idea che pensava (o pretendeva) fosse possibile condividere, renderla comune in nome di un soggetto collettivo che avrebbe potuto trasformarla in concrete conquiste. Poi, si sono ammutoliti. Perché ciascuno ha preso a pensare solo a sé stesso, e per rivolgersi a sé quando non si ha più voglia di rivolgersi all'altro, parlare non serve. Non viene più voglia di farlo neppure con i propri figli. E, in definitiva, nemmeno con sé stesso. Questo il punto da cui parte l'ultimo libro - Il silenzio del noi (Mimesis, pp. 90, euro 8) - di Niccolò Nisivoccia. Come è arrivato questo silenzio, quando e perché? Quando - scrive - i nostri padri, la generazione precedente a quelle giovani di oggi, hanno smesso di int

QUANDO LE PAROLE SERVONO

  QUANDO LE PAROLE SERVONO di Sildenepro   Le diverse specie sopravvivranno? Sopravvivrà la vita umana organizzata? Sono domande che non possono più essere ignorate. Non è più possibile restarsene in parte a guardare. Se si sceglie di farlo, si fa la peggiore scelta possibile. Noam Chomsky, Marv Waterstone, Le conseguenze del capitalismo   Leggete le pagine di La farfalla e l'ape regina , nell’articolo precedente del blog sui dolori del Novecento. Non si trova niente di simile nelle compilazioni memoriali, storiche all'ingrosso. Una bellezza espressiva, retorica nel senso alto non delle ragioni del cuore afflitto ma del cuore della ragione viva... Ho appena ricevuto il libro da due autori del collettivo, Marco e Felice, delle Edizioni del Mondo Offeso, passati a discutere lo sviluppo del mio romanzo segnalato al Calvino su il "Feto alfa", previsto per settembre. Letto l'inizio di La farfalla e l'ape regina , m'è chiaro l'interesse pel mio lavoro: una i

ALCUNE DOMANDE AI REDUCI DELLE STAGIONI DEL ‘900

  …Potrebbe capitare che tu, lettore, voglia domandare, a me o a qualcun altro di quei strani personaggi, come ne siamo usciti da quegli anni. Potrebbe capitare. Potrebbe anche capitare, però, che noi fossimo un tantino reticenti, che cercassimo di scansare la risposta, che facessimo, insomma, come ci capita da un po’ di tempo, orecchie da mercante. Potrebbe capitare che dopo un lungo tira e molla, a fronte delle tue insistenze, ci decidessimo a parlare e potrebbe capitare che ti rispondessimo così: vivendo! Allora potrebbe capitare che tu esclamassi: ma che vuol dire? Noi, sempre continuando in quell’ipotesi, potremmo insistere dicendo che si, ne siamo usciti solo vivendo e potrebbe capitare che aggiungessimo anche che ne siamo usciti come abbiamo potuto e soprattutto come abbiamo saputo e che per noi solo questo era l’importante. Potremmo anche completare l’argomentazione confessandoti con tutto il cuore che a tutto il resto non sappiamo dare una ragione. Allora potrebbe capitare che