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ALCUNE DOMANDE AI REDUCI DELLE STAGIONI DEL ‘900

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L'IGNORANZA

  La dittatura dell'ignoranza, che ha dato il titolo a un testo di Giancarlo Majorino, ha "sdoganato" l'orgoglio di essere ignoranti; il disprezzo per il sapere e i suoi cultori; la pretesa di "fare" e saper fare anche senza conoscere; la convinzione di essere comunque migliori di tutti gli altri. In Italia lo strumento principale di questo passaggio è stata la televisione: non solo nei notiziari e nelle trasmissioni politiche, quanto nella securitaria (fondata sulla propalazione della paura) e decerebrata (fondata sulla stupidità) rifilata al pubblico culturalmente più indifeso dalle trasmissioni di intrattenimento. Ma si è innestato su processi globali. Il primo è il passaggio epocale dalla cultura scritta di libri, giornali e riviste a quella audiovisiva di televisione e internet. I "contenuti” veicolati su questi supporti possono essere gli stessi ma in genere non lo sono ma le modalità di trasmissione e recepimento li alterano radicalmente: il medi

IMPRESSIONI, RIFLESSIONI, ESPRESSIONI DI UN DÉRACINÉ

  di Sildenepro da Castromangio & Gemistoffo (Diario di Silde: Intarsiare l'asfissia dell'oggettivo, col respiro della singolarità vissuta? metodo Carrère, Céline, Dost...) Stamattina l'ho vista brutta, ci siamo mi son detto: domani faccio 76 anni, mi sta venendo un ictus... nel dormiveglia la sensazione di una perdita di controllo fisico della coscienza, un ritorno di labirintite? Da troppi giorni ho parestesie alle tempie, dovute a troppe cause: sedentarietà (non faccio altro che leggere o scrivere, e sono stufo di camminare)... vecchi traumi... in questo momento ho la sensazione di poter svenire da un momento all'altro... Non mi curo e non mi sono mai curato, dice l'uomo del sottosuolo, il mio vero fratello! se non leggerete queste parole, è perché... Hanno scritto le riflessioni d'un condannato a morte... si è scritto di tutto... io mi sono auto-incarcerato, da almeno trent'anni, forse più... sono un cosiddetto (e chi lo dice più?) artista déraci

DOVE SIAMO FINITI? STIAMO LAVORANDO, ASPETTATE E VEDRETE...

  Stiamo lavorando, sì, e anche molto intensamente, che credete? Non ci siamo presi nessuna pausa anche se i tempi che viviamo, così impegnativi ed estenuanti, per non dire sconvolgenti, lo richiederebbero. Esigerebbero un esilio defilato da questa società malata, insomma un luogo remoto (un’isola che non c’è?) dove smettere di pensare a quale fine ha fatto il mondo per godere della nostra assoluta estraneità. E invece no. Insistiamo a macerarci in una realtà che a noi appare sempre più estranea. Quindi, noi che siamo un Editore singolare, che non pubblichiamo montagne di libri tanto per pubblicare, cerchiamo di resistere pubblicando solo i libri di cui ci innamoriamo. Quei libri che non solo ci colpiscono nell’animo emozionandoci bensì che rispondono ai nostri intenti, quelli che dichiariamo apertamente nel “manifesto dei valori”. Soprattutto pubblichiamo un libro alla volta perché ci lavoriamo collettivamente, insieme all’autore ovviamente, finchè non lo capiamo e finchè non ci soddi

PASSATO E FUTURO DI UNA GUERRA (IN UCRAINA)

  Riportiamo un articolo di Guido Viale uscito su comune-info.net.  Secondo Guido Viale è importante risalire indietro nel tempo per misurarsi con il presente e proiettarsi nel futuro. Tuttavia, questo esercizio diventa ricco di senso se parte da due presupposti, spesso dimenticati. Il primo: la guerra non è un evento ma un processo e comincia ben prima del suo scoppio. Il secondo: anche la pace è un processo. E non ha mai fine. Che cosa sarebbe successo se, di fronte all’invasione dell’Ucraina, giunta fino a Kiev, Zelenski fosse fuggito, o si fosse arreso? O la Nato non gli avesse fornito tutte le armi che gli ha messo a disposizione? È l’argomento “forte” che tutti i favorevoli a riempire di armi l’Ucraina ritengono risolutivo. Non si può non rispondere. Ma  l’alternativa a una resa di Zeleski non è , e non era nemmeno allora,  la resa di Putin . Questa è la visione di chi nel proprio orizzonte non ha che la guerra. È certamente giusto che la storia si faccia con i se. I “se” apron

POETICA DELL’UTOPIA OVVERO IL REALISMO FANTASTICO

  L’uomo è un essere desiderante. Ha bisogno di volare col pensiero oltre qualsiasi limite, ha bisogno d’immaginare, ha bisogno di sognare. Questo è il segreto per la sua felicità altrimenti resta solo un animale votato alla nuda sopravvivenza. Ma tutto passa attraverso la coscienza della sua posizione nella complessità del reale, ovvero nell’abbandono di ogni presunzione di potenza.   Ragioniamo: l’uomo è un accidente per caso capitato in un piccolo pezzo di roccia che gira, insieme ad altre rocce, intorno a una stella piccolina che a sua volta, insieme ad altre stelle, gira intorno al centro della Galassia. “Le stelle sono milioni di milioni” diceva una canzone piuttosto bruttina, ma no, solo nella nostra galassia ce ne sono miliardi e non milioni e tutte, o quasi, hanno tanti pezzi di roccia come la nostra Terra che girano loro intorno. E di galassie ce ne sono miliardi di miliardi nell’Universo. Non è difficile, quindi, immaginare che ci siano altri miliardi (forse di miliardi)

LA FELICITA’ COME LA QUALITA’ DELLA LIBERTA’

  La libertà: come il “merito” anche questo è un concetto assai viscido e scivoloso. Ma come? La libertà è un valore assoluto, ci sentiamo ripetere a ogni piè sospinto. Certo si può declinare in molti modi ma talvolta clamorosamente contradditori. Tutto dipende dall’aggettivo che gli si mette a fianco. La libertà senza alcun aggettivo non ha alcun significato, è astratta, vuota, analogamente al concetto di individuo. Libertà da cosa? Libertà per chi? Queste sono le domande che occorse farsi. La coscienza dell’uomo è costituita dal suo essere sociale determinato storicamente. Quindi, tanto per cominciare, il concetto di libertà non è un valore assoluto (e tanto meno eterno) bensì relativo al tempo storico e alla posizione che ognuno di noi ha nel consesso sociale (classe di appartenenza).   Nella società contemporanea la libertà viene sempre accompagnata dall’aggettivo “individuale”. Ma anche l’abbinamento di questi due concetti (libertà e individuo) ha due aspetti tra loro contradd

SOCIOLOGIA DELLA MODERNITA’: MECCANISMI DI CONSUMO E DOMINIO

  Qualche tempo fa, passando davanti al Moleskin Cafè in Corso Garibaldi a Milano (come succede oggi, e forse ancor di più, davanti a qualunque altro locale “cool”), si potevano vedere moltitudini di giovani che s’adoperavano sulla tastiera dei loro computer, tutti della mela morsicata. In questa semplice immagine (che appare assolutamente inoffensiva) è racchiusa tutta la potenza del SIMBOLICO nell’ambito del consumo nella società contemporanea. C’è da chiedersi se tutti quei trentenni sono dei progettisti industriali o dei grafici freelance. Immaginiamo di no altrimenti non starebbero lì ma da qualche altra parte a lavorare. Probabilmente stavano “navigando” in rete a cazzeggiare o utilizzando un normalissimo word processor per redigere il proprio curriculum vitae (nel formato europeo, per carità!) nella speranza d’andarci (ovviamente a lavorare).   E allora perché tutti avevano un computer Apple e tutti erano seduti al Moleskin Cafè ( et similia) visto che quei computer cost

LA SINGOLARE STORIA DELLA NASCITA DI UN “ROMANZO BREVISSIMO” DA LEGGERE CON LA PANCIA

  Per una Selva (oscura) ché la diritta via era smarrita, quelle pagine ce le ritrovammo nelle… nostre mani. Poca cosa, trenta paginette, strampalate e disordinate. Le pesammo: nemmeno mezzo libro, al massimo un racconto. Il cestino, subito, ci indusse in tentazione, era lì, affamato, che aspettava di cibarsi dei nostri scarti. Ma una voce presuntuosa, che usciva da un foro dell’Inferno, cominciò a dire: Che fate? Non dite che siete la CRITICA, che siete NESSUNO, l’ODISSEO che vuol capire la realtà, che il vostro percorso è di felicità? Appunto, ci siamo detti, più convinti che mai. Possiamo giudicare dal peso? Non è da noi! Un grammo può contenere un mondo mentre una tonnellata può esser vuota. Lo facemmo: leggemmo quelle poche paginette: una vita zampillava.   In mezzo al Sahara della letteratura, dove l’acqua che regala la vita è un miraggio menzognero, scorgemmo (forse orbati dai nostri stessi intenti, chi lo sa?) una sorgente: fresca, vivace, saltellante. Una esilarante rappre